giovedì 2 aprile 2020

Le avventure di Cava a Brno

Oggi Cava ci ha regalato un'altra perla delle sue.
Impossibile non condividerla!
Enjoy che presto torneremo a dare del Gas

A quei tempi lì quando a fine anno facevamo la cena del gruppo dovevamo prenotare un ristorante intero, mica per dire. E alla cena del 2003 oltre a premiare i motociclisti che si erano distinti per le peggio stronzate, ci si organizzava per i giri e le pistate dell’anno successivo. Qualcuno aveva tirato fuori BRNO. BRNO? Dai cazzo, scherzi? Pista da mondiale, in mezzo alle foreste della Boemia, che c’entriamo noi lì?


Ricordo che Valentino aveva appena vinto la sua prima gara con Yamaha, a Welkom. Era aprile del 2004 e noi del grigneme ci sentivamo un pò parte di quella vittoria lì, anche se andavamo un decimo di lui e facevamo gli impiegati, i camionisti, i fattorini. I matti che si erano aggregati alla trasferta: Buetto, Mazzocchi Jr e Sr, Mazz, Sandra. Poi c’eravamo io e Samu, piloti ufficiali del Ford Transit Piemme. Del viaggio di andata (1200 km) ho solo dei flash. Io e Samu che parliamo delle solite cose. Una redbull tracannata in un autogrill austriaco. Prima e ultima della mia vita. Allucinazioni. Un cinese che ci affianca in autostrada e ci indica la via urlando: “BLNO SEMPLE DLITTO!!!”

Venerdì mattina colazione in hotel a base di uova e salsicce. Poi, tutti insieme a fare la carovana per l’autodromo, in silenzio. Prima di mettere la tuta, cagotto. E non per colpa delle salsicce. Eccoci lì, vestiti come i piloti veri, con le slick, le tute fluo, le moto pulite. Un week end di prove e gare, come quelli veri. In stato catatonico, accendo la mia R6 e imbocco la corsia di uscita dai box.
Una pista fottutamente larga. Fottutamente lunga. Maledettamente veloce. Dopo un pò di tempo passato a pascolare, prima di pranzo togliamo i caschi e ci confrontiamo. I sorrisi fanno il giro a 360°, ci raccontiamo dei rischi, dei numeri(?), delle parti migliori di quel nastro d’asfalto in mezzo al bosco.

Con la mente e il polso arrugginito, provo a rientrare per un giro di pista virtuale.
Rettilineo a gas spalancato fino ad appoggiare la sesta. Curvone a destra da terza in cui si sta in piega più o meno 20 secondi, per poi uscire in discesa riappoggiando le mare fino alla quinta per una variante sx/dx molto lunga. Quarta e quinta in discesa per affrontare la parte più bella della pista: una doppia curva a destra da raccordare con una sinistra infida perchè veloce in ingresso e lenta in uscita: la corda è un filo sottile che se perdi finisci nell’erba. Subito dopo un’altra variante sx/dx: a Brno tutte le varianti devono essere ritardate in entrata per allargare e guadagnare la linea ideale in uscita e poter spalancare il gas, altrimenti si lasciano decimi e decimi sull’asfalto. Altro rettilineo in discesa con infido tornantone in fondo, e poi si sale, e si sale di brutto! Altra variante stretta e poi il salitone “alpino” finale: lì la pendenza è talmente accentuata che i 600 fanno fatica anche solo uscendo 500 giri sotto il regime ideale. Variantona finale e uscita a gas matto e disperatissimo sul rettilineo, facendo il pelo all’erba in uscita per buttarsi sul traguardo.

Il venerdì un pò impariamo la pista, perchè di sabato sono previste un pò di garette.



Sabato
Sveglia. Pioggia.
Stiamo ai box in attesa. Al pomeriggio è previsto un endurance. Qualcuno lo fa, qualcuno non lo fa. Io rimango in forse decidendo di non farlo. Grande cazzata. Esce un timido sole e la pista si asciuga. Luca, in coppia con Infernale, si prende un bel podio. Ha avuto le palle che non ho avuto io. Mi rifarò domani, penso.

Domenica.
Ci svegliamo e fa freddo. Freddissimo. In pista il termometro segna 3 gradi. La primavera in Repubblica Ceca sa essere spietata. Qualcuno entra. Poi si vede vibrare nell’aria della polvere bianca. Neve. Poi nevischio, poi pioggia gelata.
Carichiamo, salutiamo, inforchiamo il Transit e puntiamo verso casa.
E’ stata una figata. Mentre guido il transit con Samu per 1200 fottuti chilometri, mi cullo negli occhi un giro fatto il venerdì sera, all’imbrunire. Nessuno in pista tranne me e la mia Yamaha 600. Pista e foresta gialli di sole al tramonto. Nessun pensiero, solo il mio corpo che asseconda la velocità di un magico aggeggio ideato e costruito in Giappone. Nelle orecchie un rombo sordo che riempie l’anima. Felicità pura.

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